Negli ultimi mesi la rivalutazione delle migliori etichette di Champagne è stata di oltre il 40% e, a seconda degli indici che si prendono a riferimento, spesso anche oltre il 50% come nel caso del Liv-ex Champagne 50.

La domanda è se dopo rivalutazioni cosi alte in un breve termine (meno di 18 mesi), ci sia ancora spazio per ulteriori salite di prezzo o se comunque in qualche modo valga la pena mettere in cantina altro Champagne.

Secondo me c’è ancora spazio per investire in Champagne.

Ma quali sono le modalità migliori per investire in Champagne?

Sono sostanzialmente due le modalità a seconda della propensione al rischio di ognuno di noi.

La prima modalità e quella più sicura è quella di comprare bottiglie di Champagne delle Maison più famose e richieste: Dom Perignon, Cristal, Krug, belle Epoque.

Si tratta di brand del lusso, spesso a capo di grandi gruppi internazionali come LVMH.

Ovviamente questi champagne hanno un grado di liquidità molto alto, sono vini “difensivi”, ma altrettanto ovviamente solitamente garantiscono rivalutazioni medio-basse, seppur ripeto costanti.

Naturalmente con qualche eccezione molto famosa come gli Champagne dell’annata 2008 (vedi Cristal 2008, specie il magnum) che notoriamente hanno perforato molto bene.

La seconda alternativa è invece quella di prendere un rischio maggiore e investire in Champagne di piccoli produttori emergenti.

Si tratta dei cosiddetti “growers”, vigneron recoltant che vinificano uve di proprietà, spesso naturali, e che producono Champagne di alto livello.

Fra tutti questi e in particolare fra gli allievi di Anselme Selosse c’è un certo Chartogne Taillet.

Nel video qui sotto vi spiego perché personalmente ho deciso di investirci. Non perdete il video!