I prezzi dei vini top di Borgogna continuano a salire.

Cosa succederà? C’è il rischio di una bolla speculativa? Dove stanno vendendo i produttori Borgognoni?

 

James Lawrence, ha scritto su Wine Searcher un articolo molto importante sui prezzi dei vini della Borgogna che credo valga la pena condividere con voi insieme a qualche spunto interessante.

L’esperto giornalista si chiede se possa essere un pericolo per i produttori il fatto che i prezzi dei vini della Borgogna continuino a salire senza sosta.

Spinti dalla loro suprema fiducia nella follia dei prezzi della Borgogna blue chip, i principali coltivatori della regione continuano ad aumentare. Anche Chablis è stata colpita: un premier cru di Raveneau si vende a 10 volte il prezzo richiesto di 10 anni fa.

Secondo James il fatto più triste è che le bottiglie più squisite della Borgogna sono volate in territorio miliardario, per non tornare mai più. L’unico consiglio ragionevole che offre il giornalista è di fare tesoro dei propri ricordi di La Tache e imparare ad amare il Pinot Nero dell’Oregon. I più grandi vini di Borgogna stanno diventando troppo costosi anche per la clientela americana e solo l’Asia può permettersi certi prezzi.

Il giornalista scrive di aver intervistato Charles Lachaux del Domaine Arnoux Lachaux secondo il quale nei prossimi anni il rischio di una bolla sarebbe alta anche se nel breve termine il rischio non ci sarebbe.

L’ipotesi dell’esplosione di una bolla è tuttavia remota secondo il direttore di OenoTrade Olivier Gasselin a causa delle basse quantità prodotte dalla Borgogna e dalla domanda sui vini “blue chip” molto alta.

 

In effetti, la globalizzazione ha dato ai produttori della Borgogna la fiducia necessaria per valutare i loro vini migliori a qualsiasi livello ritengano opportuno. Man mano che i mercati si sono espansi e le rotte verso il mercato sono cambiate, la Côte d’Or si preoccupa sempre meno di emarginare la sua storica base di consumatori.

Come ama sottolineare Gasselin: “L’inflazione è guidata dalla domanda delle economie emergenti come India, Brasile e Africa. I vini che erano accessibili una decina di anni fa, sono ora fuori portata per la maggior parte dei consumatori”.

 

Al contrario, secondo la piattaforma di trade Liv-Ex, i beneficiari non intenzionali di questa strategia di prezzo “tutto va bene” sono stati i produttori meno esaltati che possiedono ancora appezzamenti in vigneti premier e grand cru.

Prendi Musigny per esempio: da un lato ospita il Leroy Musigny, un vino che negli ultimi cinque anni ha aumentato di sei volte il suo prezzo medio globale su Wine-Searcher, da 5516$ a bottiglia ai 33.067$ di oggi; ma è anche la patria di Daniel Moine-Hudelot Musigny, un vino che attualmente costa 480$ a bottiglia e il prezzo medio è aumentato di soli 41$ negli ultimi cinque anni.

La domanda si è spostata dai produttori di punta della Borgogna, a coltivatori di secondo e terzo livello molto più convenienti. Ciò si è riflesso in una perdita di quota di mercato in termini di valore, mentre i volumi complessivi scambiati sono rimasti stabili. L’indice Borgogna 150 è stato uno dei due soli sottoindici a essere in territorio negativo nel 2020, in calo dell’1,52%.

La Borgogna ha alienato gli acquirenti dei mercati tradizionali a causa dell’aumento dei costi delle migliori denominazioni e proprietà?

Quasi certamente.

Quelli che come DRC e Jayer sono preoccupati?

Probabilmente no; il richiamo dei nuovi ricchi collezionisti a Rio, Johannesburg e Mumbai è troppo irresistibile per lasciarselo sfuggire. Più sei nuovo alla ricchezza, più trofei e status symbol contano.

 

Come i bordolesi prima di loro, i top list della Borgogna stanno scommettendo sul ranch dei mercati emergenti. Sono certi che salutare gli appassionati un tempo fedeli di Londra, Italia e Francia sia un piccolo prezzo da pagare per attrarre nuovi soldi.

Ma questa è tutt’altro che una strategia priva di rischi: l’instabilità è un dato di fatto in molte economie emergenti e i nuovi partner commerciali della Borgogna possono trovare la loro ricchezza minacciata da cambiamenti politici o volatilità valutaria. Ad esempio: mentre l’economia dell’Africa sta attraversando una trasformazione impressionante, rimane fragile e capricciosa, come ci ricorda il disastro economico angolano. Con la maggior parte dei suoi proventi da esportazione basati sulle riserve di petrolio, il drammatico crollo dei prezzi del greggio nel 2016 ha mandato la nazione nel panico finanziario, con un conseguente calo della spesa dei consumatori.

Insomma i produttori top di Borgogna si stanno assumendo rischi molto alti, se le cose dovessero andar male nei paesi emergenti e volessero ritornare ai vecchi e stabili compratori, questi potrebbero non essere più disponibili a perdonarli e magari saranno già migrati su nuovo vini: Spagna? Italia? Loira? Nuovo Mondo?

Morale della favola? Cosa dobbiamo fare noi investitori in vini pregiati?

Anche secondo me grossi rischi nel breve periodo non ce ne sono, ma per un aspetto prudenziale, che dovrebbe sempre esserci nell’approccio al vino da investimento, meglio sondare anche altre zone e diversificare sempre al meglio il nostro portafoglio.

Quest’anno anche noi di investire in vino abbiamo mosso molto poco sulla Borgogna 2019, in maniera molto cauta per via dei prezzi davvero alti.

Al solito prudenza e monitoraggio dei prezzi sono elementi imprescindibili.

 

Emanuele Spagnuolo