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Investire in vino dopo la correzione: cosa ci dice davvero il 2025 e come prepararsi al 2026

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Liv-ex Indices vs Equities Since November 2022

Negli ultimi dodici mesi il mercato del vino da investimento ha vissuto una fase che molti operatori attendevano da tempo: la fine della speculazione di breve periodo e il ritorno a dinamiche più razionali.
Il 2025 non è stato un anno di euforia, ma un anno di riassestamento, e proprio per questo rappresenta un passaggio chiave per chi investe in vino con un orizzonte serio e di medio-lungo termine.

Dopo il picco raggiunto tra il 2021 e il 2022 e la successiva grossa correzione, oggi il mercato mostra segnali più interessanti dal punto di vista dell’investitore consapevole, non del trader impulsivo.

Il mercato ha “riprezzato” il valore reale del vino

Uno degli errori più comuni quando si parla di investimento in vino è confondere il valore culturale di un’etichetta con il suo valore finanziario in un determinato momento storico.

Nel triennio precedente:

  • i prezzi erano cresciuti più velocemente della domanda reale;

  • molte etichette erano state acquistate più per FOMO (paura di essere tagliati fuori) che per fondamentali;

  • la liquidità apparente mascherava un mercato fragile.

Nel 2025 questo squilibrio si è corretto. I prezzi medi sono tornati su livelli più coerenti con:

  • la rarità reale delle bottiglie,

  • la storicità delle transazioni,

  • la profondità del mercato secondario.

Per l’investitore, questo non è un segnale negativo, ma una condizione necessaria per costruire rendimenti futuri sostenibili.

La liquidità conta più dei punteggi

Un altro aspetto emerso chiaramente nel 2025 è che non tutti i grandi vini sono buoni investimenti, almeno non nello stesso momento.

In una fase di consolidamento:

  • la liquidità si concentra sui nomi più riconoscibili;

  • le etichette con uno storico di scambi regolare tornano protagoniste;

  • i vini iconici fungono da “ancore” di mercato.

Questo spiega perché molte transazioni si siano focalizzate su produttori e vini con:

  • ampia distribuzione internazionale,

  • presenza costante nei mercati secondari,

  • domanda trasversale tra collezionisti e investitori.

Per chi investe in vino, il messaggio è chiaro: la facilità di rivendita è spesso più importante del potenziale teorico di crescita.

Il contesto macro favorisce gli asset reali (ma con selettività)

Il vino da investimento non è scollegato dal mondo finanziario. Nel 2025 abbiamo visto:

  • maggiore volatilità su azioni e mercati tradizionali;

  • rendimenti reali della liquidità in progressiva compressione;

  • rinnovato interesse verso asset tangibili e decorrelati.

In questo contesto, il vino torna ad essere considerato:

  • uno strumento di diversificazione patrimoniale;

  • un bene rifugio “imperfetto”, ma efficace se selezionato correttamente;

  • un investimento che richiede competenze, non automatismi.

Tuttavia, il capitale non rientra nel mercato del vino in modo indiscriminato: si concentra sulla qualità, sulla scarsità e sulla tracciabilità.

Dove guardare oggi se si investe con orizzonte 5–10 anni

Senza inseguire mode o micro-trend, il mercato attuale suggerisce alcune direttrici chiare:

  • Vini blue chip: meno esplosivi, ma più difensivi.

  • Regioni con offerta strutturalmente limitata, dove la scarsità è reale e non artificiale.

  • Vini già “riprezzati”, che oggi offrono un punto di ingresso più razionale rispetto ai massimi passati.

Al contrario, risultano più rischiosi:

  • vini saliti troppo velocemente senza una base di collezionismo solida e non ancora totalmente “riassestatesi”

  • produzioni con liquidità molto ridotta;

  • etichette sostenute più dal marketing che dallo storico di mercato.

Qualche esempio interessante

Si può entrare sul mercato quando il prezzo è conveniente, magari perchè il vino è sceso molto nell’ultimo anno o anche quando sta risalendo, ma non è ancora arrivato ad un valore di mercato “fair”.

Winston Churchill 1996 magnum

Lo Champagne Winston Churchill 1996 di Pol Roger è sceso di oltre il 30% nell’ultimo anno e ha un prezzo di ingresso in questo momento molto ma molto appetibile. Qui trovate un marketplace che offre un magnum (molto raro) a 733€, il Wine Value del magnum sta a 825€.

 

Alzero Quintarelli 2014

Al contrario l’Alzero di Quintarelli 2014 è salito di oltre il 12% negli ultimi due anni ma secondo gli analisti più “validi” c’è ancora spazio. Il Wine Value è a 309€ , qui su HelloBacco trovate il vino in vendita da un privato a 317,20 quindi in posizione ottimale..

Questi esempi rappresentano un modo di ragionare e non un consiglio all’acquisto che in vece ognuno deve ponderare in base alle sue conoscenze.

Il 2026 non sarà un nuovo boom, ma potrebbe essere meglio di quanto sembri

Un errore frequente è aspettarsi che ogni ripresa assomigli a quella precedente. Il prossimo ciclo del vino da investimento, se e quando arriverà, sarà probabilmente più lento, più selettivo e meno euforico.

Ed è un bene.

Un mercato:

  • con prezzi più credibili,

  • con compratori più competenti,

  • con meno speculazione di breve termine,

è un mercato in cui l’investitore paziente ha un vantaggio reale.

Conclusione: perché questo è un buon momento per chi sa cosa sta facendo

Il 2025 non va letto come un anno di “ripartenza”, ma come un anno di pulizia del mercato.
Chi investe in vino oggi deve accettare un principio fondamentale:

i rendimenti non nascono dall’entusiasmo, ma dalla disciplina.

Selezione, orizzonte temporale, liquidità e conservazione tornano al centro della strategia.
Per chi costruisce portafogli con metodo — e non collezioni casuali — il periodo attuale può rappresentare una delle fasi di ingresso più interessanti degli ultimi anni. I prezzi è vero stanno iniziando a risalire ma c’è un ottimo spazio per entrare sul mercato.

L’importanza di affidarsi a professionisti seri e ad una piattaforma come winevalue.it garantisce professionalità, serietà e presenza.

sono presenti grafici di Liv-Ex e Wine Value nell articolo

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